L’Avant-scène opéra rinasce

Dopo un breve periodo di turbolenze, l’importante rivista *L’Avant-scène opéra* rinasce dalle sue ceneri, sostenuta da appassionati che ne mantengono l’eccellenza. Questo articolo presenta inoltre due opere dedicate all’opera o ad essa correlate.

: L'addio di Davide e Gionatan, incisione di Caspar Luyken. Foto: Wikimedia

Febbraio 2025, un vero e proprio colpo di scena nel panorama mediatico musicale francofono: si è appreso che diverse riviste avrebbero cessato le pubblicazioni, tra cui l’emblematica Proscenio dell'opera. Sia i lettori che gli artisti e i direttori d’opera si sono allora fortemente mobilitati e, grazie in particolare all’impegno del fondatore del gruppo Olyrix, Damien Dutilleul, la pubblicazione di questa rivista bimestrale, ampiamente riconosciuta per la qualità e l’interesse delle sue recensioni di opere liriche, ha potuto riprendere già nel novembre dello stesso anno. Questa lieta rinascita è ora accompagnata da una piattaforma digitale che offre, tramite abbonamento, l’accesso a tutti i numeri pubblicati fino ad oggi (la digitalizzazione dei numeri precedenti è in corso), arricchiti da estratti audio e video, foto e informazioni aggiuntive.

In formato cartaceo o digitale, ogni volume della collana presenta un’opera, sia che appartenga al grande repertorio sia che si tratti di una (ri)scoperta, secondo una formula che ha determinato il successo duraturo della rivista, sia tra gli appassionati che tra i professionisti: il libretto integrale, con la relativa traduzione in francese se del caso, arricchito da una guida all’ascolto che analizza ogni scena con precisione, sia dal punto di vista musicale che narrativo, articoli redatti da musicologi e storici di fama o da altri specialisti, che approfondiscono il contesto letterario, storico, sociologico o psicologico dell’opera o del compositore, una discografia/videografia completa, il tutto impaginato in modo accattivante e corredato da un’abbondante iconografia a colori.

David e Gionata di Charpentier

Tra le recenti pubblicazioni di *L’Avant-scène opéra*, segnaliamo la monografia dedicata a Davide e Gionata, un capolavoro di Marc-Antoine Charpentier su libretto di padre Bretonneau, rappresentato con grande successo nel 1688 presso il collegio dei Gesuiti di Parigi – posto da poco sotto la protezione del re, aveva ricevuto il nome di Luigi il Grande. Due volte all’anno, questo celebre istituto, dove si formava la futura élite del regno, organizzava spettacoli a cui partecipavano gli allievi, poiché la pratica artistica era parte integrante degli studi. Si era recentemente affermata l’usanza di intrecciare due tragedie sullo stesso tema edificante, una recitata in latino e l’altra cantata in francese, i cui atti si alternavano.

Il prologo dell’opera di Charpentier non era il consueto omaggio a Luigi XIV, ma entrava già a pieno titolo nella storia. Se l’azione narrativa era trattata negli atti parlati, gli intermezzi musicali comprendevano pochissimi recitativi o effetti scenici, privilegiando il ritratto psicologico intimo dei protagonisti, descritto in modo ammirevole dal compositore. Abituato alle tragedie musicali di Lully, il pubblico, proveniente principalmente dalle famiglie dell’alta nobiltà e dai loro cortigiani, poté provare sorpresa di fronte alla scrittura contrappuntistica, all’armonia ricercata o all’originalità del fraseggio e della struttura. Cosa pensò, d’altronde, dei trasporti appassionati di David e di «l’oggetto più dolce dei suoi desideri», Jonathas? La giustizia dalla geometria variabile, che risparmiava i potenti e riservava il proprio rigore ai più deboli, lasciava una certa libertà, alla corte reale o più discretamente nelle alte sfere della società, a ciò che veniva chiamato il «bello vizio».

Ampiamente informata della questione dal marito Filippo d’Orléans, fratello del re, Elisabetta Carlotta di Baviera (il loro figlio, futuro reggente di Francia, studiò composizione con Charpentier) osserva senza mezzi termini: «[…] se si fosse voluto punire questo vizio, si sarebbe dovuto cominciare dal collegio dei Gesuiti». La fretta di velare pudicamente, ieri come oggi, questi teneri slanci amorosi sotto le spoglie di una viva amicizia non può che suscitare interrogativi… Questo 347° volume di *L’Avant-scène opéra* propone inoltre l’analisi di un’altra partitura di Charpentier sullo stesso tema, la sua storia sacra Mors Saülis e Jonathae, composta nel 1682, uno dei suoi oratori più belli, sulla scia di quelli del suo maestro Carissimi.

Il filellenismo nella musica

La casa editrice Première Loges, che aveva pubblicato l’Proscenio dell'opera fino all’inizio del 2025, avevano pubblicato anche diversi libri. Tra le ultime uscite, va segnalato un saggio tanto personale quanto piacevole da leggere della musicologa Hélène Pierrakos, dedicato alle ispirazioni greche di alcuni compositori scelti a titolo esemplificativo. Scoprendo avidamente i testi antichi e immergendosi con gioia nella Poetica di Aristotele, gli studiosi umanisti del tardo Rinascimento cercarono di riscoprire l’essenza della tragedia e della musica dell’antichità: così nacque l’opera. L’autrice descrive con grande finezza le antinomie sviluppate da Monteverdi nell’Orfeo e soprattutto in Il ritorno di Ulisse in patria (per il quale sottolinea l’importanza della figura allegorica della Fragilità umana che supererà le avversità) e la profondità espressiva del Crémonais (che si manifesta, tra l’altro, nel suo Il lamento di Arianna). In Germania, il filellenismo fu ampiamente sviluppato da Johann Joachim Winckelmann; si intuisce che la sua estetica, caratterizzata dal rifiuto degli eccessi del rococò e dalla ricerca della nobile semplicità antica, si rifletteva nella volontà di Gluck di riformare l’opera, di conferirle una struttura drammaticamente più efficace e di adottare espressioni più naturali.

Sempre nell’ambito germanico, la visione dei filosofi idealisti di una Grecia percepita come un’età dell’oro, splendida primavera della civiltà nascente, permeerà l’intero Romanticismo con la sua nostalgia di un mondo perduto, in particolare nella poesia e, di fatto, nel Lied, da Schubert a Hugo Wolf e Richard Strauss. Di quest’ultimo, opere come’Elektra, Arianna a Nasso e Dafne mostrano diversi aspetti della grecità: la violenza tragica, il gusto per le metamorfosi mitologiche, ma anche l’irruzione di Dioniso, che fa eco al pensiero di Nietzsche, il quale vedeva la mitologia e la tragedia della Grecia classica come un gioco stimolante tra l’apollineo e il dionisiaco. Sebbene situata al di fuori dell’area geografica dell’Ellade, si trova un altro esempio di questa interazione nell’ultima opera di Britten, Morte a Venezia, conflitto tra la pura contemplazione estetica della bellezza plastica e la passione amorosa che diventa autodistruttiva – il punto di svolta si colloca nel corso della strana scena finale del primo atto, in cui si intrecciano un pentatlo, la voce soprannaturale di Apollo e la progressiva esaltazione di Aschenbach. Questa Grecia sognata o fantasticata si percepisce anche nella luce scintillante o iridata, nella descrizione del mare o nei profumi di pino, timo e fico, nel dondolio del fauno debussystico o nella spettacolare alba del Daphnis e Chloé di Ravel.

Risposte ai pregiudizi sull’opera

La ripetizione e la banalizzazione di pensieri inadeguati e idee errate li trasformano in luoghi comuni che sembreranno verità a chi trascura di verificare i fatti reali. Le Editions de l’Atelier hanno lanciato alcuni anni fa una collana in formato tascabile, in cui ogni volume mette in discussione errori, fraintendimenti e interpretazioni errate che influenzano il modo di guardare a questo o quel tema. È il caso dell’opera: Jean-Philippe Thiellay, specialista del genere (è stato, tra l’altro, vicedirettore generale dell’Opéra di Parigi), smonta i luoghi comuni che le recano pregiudizio. Queste opinioni superficiali non sono solo opera di noti «licrofobi», ma possono infatti insinuarsi nelle conversazioni sia delle persone più innocenti che di quelle più esperte.

A 47 affermazioni errate, accompagnate da asserzioni polemiche e accuse infondate, rispondono argomentazioni articolate che, senza cercare di minimizzare la parte di verità contenuta in queste critiche né di occultare problemi ben reali, confutano i pregiudizi: non tutte le categorie di biglietti sono costose, la durata della maggior parte delle opere non supera quella di un film tradizionale, il repertorio continua a diversificarsi, in parte con opere barocche o prime assolute. Vive e dinamiche, queste rappresentazioni sono sempre in grado di sorprendere e non sono affatto riservate a un’élite che, di conseguenza, escluderebbe alcune fasce della popolazione. Mentre la situazione economica del settore operistico non è certo rosea in molti paesi, altrove se la cava relativamente meglio. Si stanno costruendo nuovi teatri lirici, in particolare in Asia, a dimostrazione del fatto che questa arte non è destinata esclusivamente a un pubblico europeo (del resto, molti cantanti provengono ormai da altri continenti).

Sebbene occorra compiere ulteriori sforzi, i giovani non mancano (ad esempio, il 19% degli spettatori dei teatri lirici francesi ha meno di 30 anni). Tra gli aspetti negativi, si può citare la questione della musica barocca, che l’autore avrebbe potuto difendere in modo più persuasivo. Insistendo con altrettanta lucidità quanto entusiasmo sull’esperienza incantevole ed emozionante che gli spettacoli d’opera possono offrire, Jean-Philippe Thiellay sa trovare le parole giuste e i paragoni adeguati, offrendo così ai lettori preziosi argomenti in grado di convincere gli indecisi e i riluttanti. Inoltre, ulteriori precisazioni, sotto forma di riquadri e note, rendono quest’opera accessibile a tutti… proprio come può esserlo l’opera.

È possibile ordinare i numeri precedenti e quelli più recenti in formato cartaceo tramite il sito www.asopera.fr oppure iscriversi sulla pagina https://asopera.fr/subscription

https://boutique.asopera.fr/products/david-jonathas

https://www.fr.fnac.ch/a20531750/Helene-Pierrakos-Failles-dans-le-marbre – vedi nella scheda «caratteristiche». Poiché l'editore non esiste più, non è disponibile alcun link a un sito ufficiale.

https://editionsatelier.com/boutique/accueil/488-en-finir-avec-les-idees-fausses-sur-l-opera-9782708295148.html

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