Intervista a Guillaume Castella, vincitore del Premio Marta Walter

Assegnato ogni due anni dalla Società svizzera di musicologia, il Premio Marta Walter viene conferito a una tesi di dottorato di particolare rilievo nel campo della ricerca musicale.

Il premio sarà consegnato a Guillaume Castella al termine della prossima Giornata di studi della Società svizzera di musicologia, il 25 settembre 2026 a Lucerna.

 

Guillaume Castella, hai vinto il Premio Marta Walter per la tua tesi di dottorato svolta all’Università di Berna. Puoi presentarci brevemente la tua ricerca?

La mia tesi fa parte di un progetto di ricerca finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero e diretto da Anselm Gerhard tra il 2020 e il 2023, intitolato «Tra grandezza e derisione: l’evoluzione della drammaturgia musicale nell’Italia unita». Mi sono interessato all’opera buffa italiana nel Nord Italia tra il 1861 e il 1881, cercando di comprendere in che modo questo genere, ritenuto ormai defunto sin dalla prima di *Don Pasquale* nel 1843, avesse contribuito alla costruzione culturale e identitaria della nuova Italia unificata. Ci siamo resi conto che la presenza dell’opera buffa nella programmazione dei teatri di secondo piano non solo era quantificabile, ma soprattutto che il genere era oggetto di un vivace dibattito critico sia sulla stampa italiana che su quella internazionale. È stato quindi necessario comprendere la posta in gioco di questi dibattiti e il dialogo tra riflessioni estetiche, drammaturgiche o ideologiche e la sostanza musicodrammatica di questo repertorio.

 

La tua tesi sta per essere pubblicata da Academic Press a Friburgo. Perché è importante per te?

Era importante poterlo pubblicare rapidamente in open access nella lingua originale di redazione prima di pensare a una traduzione in inglese per una diffusione internazionale. Nella sua forma attuale, è probabile che non raggiunga i ricercatori anglofoni o italofoni. Sebbene alcuni dei miei colleghi padroneggino il francese, bisogna ammettere che la musicologia francofona non è particolarmente interessata a questo argomento. Dopo questa prima pubblicazione dei risultati, valuteremo una diffusione più ampia che permetta di far luce su una lacuna nella storiografia.

 

Quali sono i tuoi progetti professionali attuali e futuri? Su cosa si concentrano ora le tue ricerche?

Lavoro come assistente scientifico presso l’Accademia di musica di Ginevra. Le mie attuali ricerche cercano di coniugare gli approcci storici, l’analisi drammaturgica e lo studio della ricezione critica con questioni legate all’interpretazione. La mia tesi ha già trovato alcuni seguaci, dato che abbiamo potuto organizzare presso l’HEM di Ginevra, in collaborazione con l’Università di Ginevra, un convegno internazionale su Antonio Ghislanzoni – baritono professionista in gioventù – per approfondire sia le sue qualità di drammaturgo sia la sua visione delle pratiche musicali del suo tempo. Inoltre, questa ricerca ha aperto numerose prospettive, in particolare riguardo alla pratica concreta di alcuni ideali culturali, come i lazzi improvvisati della commedia dell’arte o il canto rossiniano; ma anche su questioni più epistemologiche relative al peso di certi luoghi comuni critici nel nostro modo di affrontare un repertorio oggi.

 

Perché ti sei candidato al Premio Marta Walter e cosa significa per te averlo vinto?

La brama di guadagno! Più seriamente, questo lavoro si inserisce nella continuità di una tradizione musicologica della Svizzera occidentale incentrata sull’opera del XIX secolo e sull’opera italiana. Sia Luca Zoppelli dell’Università di Friburgo che Anselm Gerhard dell’Università di Berna, rispettivamente relatore della mia tesi di master e della mia tesi di dottorato, sono figure di riferimento nel campo dell’opera francese e italiana. È grazie alla qualità del loro insegnamento, del loro sostegno e degli approcci da loro sviluppati che ho potuto portare a termine questo lavoro. Ora che sono professori emeriti, per me è importante poter valorizzare questa eredità grazie al Premio Marta Walter.

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