Malinconie francesi
L'Ensemble Capella Leonis presenta brani strumentali e poesie messe in musica da Grigny, Couperin, du Mont e de Boesset.

Un disco che cerca di ricreare una bolla sonora: quella malinconia che si insinua nelle pagine della musica francese del XVII secolo. Nulla a che vedere con il manifesto filosofico e la passione che l’Inghilterra elisabettiana nutriva per gli umori cupi solo pochi decenni prima, ma l’Ensemble Capella Leonis in questo caso sembra voler mettere in risalto una certa atmosfera sonora.
Nelle note introduttive, Gabriel Garrido spiega anche l’elemento principale utilizzato dai direttori Cédric Costantino e Philippe Foulon per ottenere questo risultato: la delicatezza nella scelta dei colori, sia nella strumentazione che nelle voci. «Scelte insolite, che svelano le pratiche musicali nelle dimore private e il gusto per le fusionali dei ricercatori dell’epoca », aggiunge il direttore d’orchestra argentino, e questi colori ci guidano in un percorso di squisita malinconia, intessuto secondo la retorica dei brani strumentali e delle poesie messe in musica da de Grigny, Couperin, du Mont e de Boesset.
Due piccoli esempi di successo in questa dolce malinconia di armonie: gli assoli di chalumeau di Gilles Thomé e l’interpretazione nel finale della soprano Marie Najma. Una piccola nota per gli appassionati di musicologia: il disco è accompagnato da un ringraziamento all’organista Jean-Luc Perrot, per il suo straordinario lavoro di ricostruzione armonica dell’Ouverture di de Grigny, di cui restava traccia solo nel manoscritto del primo violino dell’orchestra di Lully all’Arsenal – manoscritto in cui, tra l’altro, si trova anche un secondo soprano per i *Carillons* di Couperin. Ciò che è degno di nota è il lavoro di squadra e il risultato che ne deriva: Jean-Luc Perrot ha offerto la sua armonizzazione, Huguette Grémy-Chauliac ha approfondito l’interpretazione armonica nello stile; Costantino ne ha realizzato l’arrangiamento a cinque parti, curandone l’equilibrio sonoro, poi ha chiesto a Thomas Leininger di rivedere la linea melodica attingendo alla sua conoscenza dell’orchestra dell’epoca e di perfezionare il suo lavoro. Il risultato è una proposta che restituisce una piacevole visione d’insieme di ciò che fu l’opera, ed è la prima volta che la ascoltiamo su disco. Il resto dell’opera è una selezione di brani molto rari o inediti in registrazione, che scopriamo sotto questa luce speciale, ricca di colori e sfumature grazie alla direzione di Cédric Costantino, che firma qui un esordio singolare.

Capella Leonis: Ovunque l’amore mi viene a cercare. Indesens Records. IC094
