Compositrici e musiciste, dal Medioevo ai giorni nostri
Una selezione di tre pubblicazioni dedicate a musiciste di tre epoche diverse.

Se oggi Hildegard von Bingen e la sua musica sono famose, che dire delle altre musiciste del Medioevo nell’Europa occidentale? La musicologa Anne Ibos-Augé fa luce su un aspetto della storia in gran parte sconosciuto, svelando molte sorprese. Si nota, ad esempio, che una menestrella era pagata meglio del marito che esercitava la stessa professione: la retribuzione non era determinata dal genere, ma dal talento o dal piacere degli ascoltatori. Infatti, nel regolamento dei menestrelli di Parigi, le menestrelle e le giullare si trovano su un piano di parità con i loro omologhi maschi. Infatti, superata la prima età feudale, che non ha lasciato quasi documenti e in cui il ruolo della donna era marginale, l’istituzione della cavalleria e della cortesia nel XII secolo, così come la crescente importanza delle città, permisero una relativa evoluzione dei costumi. Rimangono poche partiture attribuite a compositrici – è molto probabile che un numero consistente di opere anonime sia di autrici donne –, sono sopravvissuti solo alcuni nomi, in particolare di trobairitz e di trouveresses.
L’opera è suddivisa in dieci capitoli, ciascuno incentrato su una modalità di vita delle musiciste dell’epoca: le monache, che in alcuni conventi possedevano canti specifici (e quindi probabilmente composti da loro stesse), beghine e mistiche, copiste (generalmente suore nei loro scriptoria), poetesse liriche in lingua d’oc e d’oïl, già menzionate, più rare altrove (almeno secondo le conoscenze attuali), mecenati e dedicatarie, e infine personaggi di fantasia, che si tratti della pastorella Marion, di musiciste immaginate nella letteratura (tra cui Yseut) o della Musica intesa come allegoria. Si possono auspicare molte ricerche e scoperte interessanti in questo campo finora poco esplorato.

Anne Ibos-Augé: Le donne e la musica nel Medioevo, 288 pagine, 22,00 €, Éditions du Cerf 2025, ISBN 9782204160063
Caroline Charrière (1960 – 2018)
I contributi dei relatori di una giornata di studio, tenutasi nell’ottobre 2023 all’Università di Strasburgo e interamente dedicata a Caroline Charrière (a quanto pare una prima assoluta per una compositrice svizzera), sono stati raccolti in un volume pubblicato dalle Edizioni Slatkine. Inizialmente vicina a un postromanticismo che oscillava tra tonalità e modalità, ha progressivamente fatto maggiore ricorso al cromatismo e alle dissonanze, agli effetti sonori e alle tecniche esecutive contemporanee, pur mantenendo la sua musica accessibile al grande pubblico. Tra i temi trattati figurano i suoi brani corali profani, il contesto sociale e musicale delle fanfare e delle bande, dove ha mosso i primi passi come musicista in qualità di flautista, e l’accoglienza riservata alla sua opera dalla stampa. Il suo uso dell’arpa, uno dei suoi strumenti preferiti, è studiato da Consuelo Salvadori, lei stessa arpista: evocazione di paesaggi meravigliosi, immagine della femminilità o associazione alla musica sacra, la gamma di espressioni utilizzate si rivela ricca.
La composizione di un’opera rimane il sogno interrotto della friburghese scomparsa troppo presto; il lavoro su I tre sospiri che è stato ritardato e reso complicato, tra l’altro, da un finanziamento insufficiente. Questo progetto, di cui è stato possibile realizzare solo un quadro, testimonia il suo impegno femminista e il suo rapporto critico con la tradizione operistica che rappresenta le donne come vittime incapaci di controllare il proprio destino. Delphine Vincent ne descrive la genesi e le scelte drammaturgiche. Beat Föllmi, dal canto suo, si sofferma sulla partitura dell’oratorio Il Libro di Giobbe, e in particolare sul suo libretto, la cui scelta dei versetti rivela l’interpretazione personale della compositrice. Autrice di una monografia su Caroline Charrière, Irène Minder-Jeanneret si interroga sugli obiettivi di una biografia, nonché sull’impossibilità di raggiungere una totale obiettività, ad esempio a causa del rischio di proiettare in essa i propri pensieri e sentimenti.
Trasmettere emozioni che vanno oltre le parole: dieci sguardi sulla vita e l’opera di Caroline Charrière. A cura di Delphine Vincent, Irène Minder-Jeanneret e Beat Föllmi. 178 pagine, CHF 40. Edizioni Slatkine, Ginevra 2025, ISBN 9782051029612
Rita Strohl (1865 – 1941)
Solo un decennio fa, il nome di Rita Strohl era praticamente sconosciuto. Diverse registrazioni della sua intensa Grande Sonata drammatica «Tito e Berenice» per violoncello e pianoforte, seguiti da una trilogia pubblicata dall’etichetta La Scatola dei Tesori, hanno suscitato ammirazione e interesse per questa artista dimenticata, dalle ampie frasi melodiche animate da un respiro potente, capace di costruire vaste architetture, come la sua Sinfonia della foresta, così come intagliare miniature. Ferocemente indipendente, evitò i salotti parigini; le sue opere non furono mai pubblicate e sopravvissero solo grazie alla dedizione di alcuni membri della sua famiglia. Con il suo secondo marito, il pianista, pittore e maestro vetraio Richard Burgsthal, la compositrice bretone trovò i fondi per far costruire un proprio teatro in cui rappresentare le sue opere liriche, caratterizzate da influenze wagneriane e riferimenti celtici (La leggenda di Hu-Gadarn, un’opera della durata complessiva di dieci ore, distribuita su cinque giorni) e di un misticismo vicino alla teosofia e all’induismo. Una volta completata la sala, l’avventura ebbe però vita breve e il concerto inaugurale di questo piccolo Bayreuth, nel 1923, non ebbe alcun seguito.
La scarsa notorietà di Rita Strohl, insieme alla distruzione di quasi tutte le sue lettere e fotografie – in parte durante il bombardamento della città di Lorient – rendono difficile la stesura della sua biografia, costringendo Agnès Boucher a un vero e proprio lavoro da investigatrice tra le pubblicazioni dell’epoca e gli archivi di famiglia. Prima opera dedicata a questa compositrice dalle opere così accattivanti, non è stato scritto da una musicologa o da una musicista – e di conseguenza non contiene alcuna analisi delle sue partiture –, ma da una scrittrice che ama mettere la sua penna piacevole e precisa al servizio di figure femminili trascurate, al fine di farle apprezzare maggiormente.

Agnès Boucher: Alla ricerca di Rita Strohl, compositrice francese 1865-1941. 300 pagine, € 30,00. Edizioni L’Harmattan, Parigi, 2026, ISBN 978-2-336-60656
