Sogni in macchina

Frutto di un ampio progetto transdisciplinare, questa registrazione fa ballare la Nagelfabrik di Winterthur. Nico Feer ha assemblato suoni, rumori e linee melodiche con una fluidità organica.

Progetto transdisciplinare con numerosi partecipanti alla Nagelfabrik. Foto: Marko Mijatović

Nella Fabbrica di chiodi di Winterthur, le macchine non si limitano più a produrre chiodi: diventano memoria, percussione, respiro e fantasmi metallici. Con Archimede sogna., il compositore Nico Feer trasforma un sito industriale in un laboratorio sensoriale dove la storia delle tecniche dialoga con l’intimità, la filosofia e il corpo in movimento. Questa registrazione, frutto di un vasto progetto transdisciplinare, va ben oltre il semplice ambito di una colonna sonora: agisce come un’architettura vivente, un teatro acustico in cui ogni vibrazione sembra veicolare la ruggine, la fatica e la bellezza del gesto umano..

Ciò che colpisce fin da subito è il modo in cui i suoni delle chiodatrici centenarie si trasformano in materia musicale. Non si tratta di semplici campioni decorativi, ma di veri e propri organismi ritmici. Gli sfregamenti, gli schiocchi, le saturazioni e le pulsazioni meccaniche compongono una sorta di techno arcaica, una musica industriale nel senso letterale del termine, ma priva di ogni freddezza. A volte vengono in mente alcune sperimentazioni di Pierre Henry, sia per la sua predilezione per il montaggio concreto, sia per quella capacità di far emergere la poesia nel cuore del rumore. Eppure, Nico Feer non cita mai; assorbe, trasforma, reinventa.

La sua grande forza risiede proprio in questo rifiuto delle gerarchie estetiche. Qui, un motivo minimalista può improvvisamente sfociare in una linea melodica quasi pop, prima di essere travolto da una tempesta elettroacustica dai contorni abrasivi. I suoni «sporchi», i crepitii che evocano il vinile consumato, le saturazioni volute non sono mai semplici effetti superficiali. Sono al servizio di una ricerca paradossale: raggiungere una forma di purezza emotiva proprio attraverso l’imperfezione stessa della materia sonora. Come se lo scricchiolio diventasse una prova di vita.

Il radicamento coreografico del progetto è costantemente percepibile. Si sentono quasi i corpi. I gesti operai riprodotti e sublimati dai ballerini sembrano prolungare i colpi metallici, i respiri meccanici, i loop ritmici ipnotici. Questa musica possiede qualcosa di profondamente fisico: avanza per impulsi muscolari, per tensioni ripetitive, per slanci interrotti. Una catena di montaggio che improvvisamente sogna di essere un balletto.

Ma Archimede sogna. colpisce soprattutto per il suo significato simbolico. In un’epoca in cui proliferano i discorsi di chiusura e di normalizzazione culturale, quest’opera rivendica una libertà rara: quella di non dover scegliere tra musica colta e popolare, tra sperimentazione ed emozione immediata, tra astrazione e memoria sociale. Musica concreta, avanguardia, minimalismo, rock spettrale? Tutto questo si intreccia simultaneamente, senza un pesante manifesto teorico, con una fluidità quasi organica..

Questa registrazione non è quindi solo interessante. È viva. Affascinante come una fabbrica abbandonata in cui i sogni sembrerebbero ancora aleggiare tra le macchine.

Nero Feci: Archimedes träumt. Nico Feer, musica. Sàd Records, vinile o digitale

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